Galassia sterile, è colpa del vento molecolare

Composizione artistica del Gran Telescopio Milimétrico Alfonso Serrano (Gtm) che osserva Iras17020+4544. Sulla sinistra una vista notturna del Gtm. Sul fondo il campo della galassia Iras17020+4544 osservato dalla Sloan Digital Sky Survey. Il punto bianco brillante al centro della galassia è il nucleo attivo, mentre quello arancione è una stella del campo. Sulla destra: spettro del Gtm ottenuto dallo spettrografo Rrs. La riga intensa viene emessa da molecole di monossido di carbonio contenute nel gas della galassia. L’ala larga della riga disegnata in blu traccia il vento molecolare che si sta muovendo a una velocità di circa 700 km/s. Crediti: Departamento de Imagen y Diseño, Inaoe/A. Gómez-Ruiz/Sdss/Longinotti et al. 2018 continua ...

Mille stelline nella Cresta molecolare delle Vele

Le stelle si formano dalla contrazione gravitazionale di nubi di gas, principalmente in ammassi stellari che rimangono associati alla nebulosa da cui si sono generati per circa 5-10 milioni di anni. Questi ammassi stellari includono stelle come il sole, stelle più’ massicce del sole e un gran numero  di stelle più piccole del Sole. Quelle con massa minore di mezza massa solare sono oltre il 70 per cento, la maggior parte, ma sono anche quelle più difficili da scoprire e finora sono state identificate solo in ammassi molto vicini, con tecniche che richiedono lunghe osservazioni spettroscopiche e/o nei raggi X. Inoltre, la loro identificazione è resa ancora più complicata dal fatto che queste stelle si trovano immerse nelle strutture nebulose che si formano dall’interazione delle stelle più massicce con il gas circostante. continua ...

La controversa origine dell’ossigeno molecolare

La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Crediti: ESA.

La sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea ha accompagnato la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko nel suo viaggio intorno al Sole da agosto 2014 a settembre 2016, rilasciando sulla sua superficie il lander Philae e terminando il suo encomiabile lavoro con uno schianto programmato sulla cometa stessa il 30 settembre 2016.

Quando la cometa si è trovata abbastanza vicina al Sole, il ghiaccio sulla sua superficie è sublimato, ossia è  passato direttamente dallo stato solido allo stato gassoso, formando attorno alla cometa una tenue atmosfera chiamata chioma. L’analisi della chioma da parte degli strumenti a bordo di Rosetta ha rivelato che l’atmosfera non conteneva solo acqua, monossido di carbonio e anidride carbonica, come previsto, bensì anche ossigeno molecolare. L’ossigeno molecolare è costituito da due atomi di ossigeno uniti tra loro (O2) e sulla Terra, dove viene prodotto dalla fotosintesi, è essenziale per la vita. In passato è stato rilevato intorno ad alcune delle lune ghiacciate di Giove, ma non era assolutamente previsto che fosse trovato attorno ad una cometa. continua ...

Fuga molecolare dal grande freddo

Rappresentazione schematica del processo di desorbimento chimico nelle nubi molecolari interstellari. Le molecole vengono rilasciate dalla superficie di polvere ghiacciata grazie all’energia in eccesso rilasciata da una reazione chimica. Crediti: Hokkaido University

Alle stelle piace freddo. Anzi, gelido. Parliamo di “incubatrici”: al contrario dei nostri cuccioli, che apprezzano un dolce tepore, le baby stelle iniziano ad assemblarsi nell’habitat estremo delle nubi molecolari, regioni dense e glaciali dove le temperature si aggirano attorno ai 10 gradi sopra lo zero assoluto: vale a dire, oltre -263 gradi sotto zero. Un ambiente talmente rigido che, teoricamente, tutte le molecole – tranne quelle d’idrogeno e d’elio – dovrebbero rimanere intrappolate nel ghiaccio che avvolge la superficie dei grani di polvere. Tuttavia, le osservazioni hanno dimostrato che non è così. Ma come fanno a “liberarsi”? Il processo, spiega un articolo uscito ieri su Nature Astronomy, si chiama desorbimento chimico (chemical desorption). Ed è stato per la prima volta replicato in laboratorio da un team di scienziati giapponesi e tedeschi guidato da Yasuhiro Oba e Naoki Watanabe dell’università di Hokkaido, in Giappone. continua ...

Serbatoio molecolare nella galassia Ngc 253

Gli spettri radio ottenuti da Alma descrivono la presenza di una grande quantità di molecole (per la precisione 19) al centro della galassia Ngc 253. Crediti: ESO/J. Emerson/VISTA, ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Ando et al. Acknowledgment: Cambridge Astronomical Survey Unit

Utilizzando le potenti antenne cilene di Alma, lAtacama Large Millimeter/submillimeter Array, un gruppo di astronomi ha scoperto un serbatoio denso di molecole nel cuore della galassia starburst Ngc 253. Questa galassia a spirale si trova nel Gruppo dello Scultore a circa 11,5 milioni di anni luce dalla Terra e contiene diverse regioni che formano nuove stelle a ritmi forsennati. I ricercatori guidati da Ryo Ando, studente dell’Università di Tokyo, si sono concentrati su una regione in particolare (grande circa 30 anni luce) dove, per la prima volta, hanno localizzato con precisione otto nubi di gas e polvere al centro della galassia con una composizione chimica molto complessa. Gli esperti hanno identificato, infatti, ben 19 molecole che emettono onde radio, tra cui tioformaldeide, metanolo, acido acetico e molte altre molecole organiche. continua ...

Atomico o molecolare? Idrogeno per baby stelle

Confronto tra la distribuzione stellare (in alto) e la distribuzione dell’idrogeno molecolare (in basso) in galassie molto ricche di gas, 3 miliardi di anni più giovani della Via Lattea. I dati ottici sono stati tratti dalls Sloan Digital Survey, mentre le mappe molecolari dell’idrogeno sono state ottenute utilizzando l’Atacama Large Millimetre Array.

Cose serve per creare una stella? Tanta pazienza, per cominciare, ma se non avete dell’idrogeno sicuramente la ricetta non riuscirà (ma nell’Universo di idrogeno ce n’è tanto… è l’elemento più abbondante). Nelle regioni di formazione stellare, l’idrogeno è un gas fondamentale per dar vita a nuove stelle. Di recente, però, un gruppo di ricercatori guidati dall’italiano Luca Cortese (in forza all’International Centre for Radio Astronomy Research e all’Università del Western Australia) ha utilizzato i dati delle potenti antenne cilene dell’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma) dell’Eso per dimostrare come, per riuscire perfettamente, il processo di formazione stellare non richieda solo la presenza di idrogeno molecolare, ma soprattutto dell’idrogeno atomico. continua ...