Viaggio alle origini del vento solare

Eugene Parker nel 2017. Crediti: Jean Lachat / UChicago

L’anno scorso Eugene Parker, novantenne professore emerito all’Università di Chicago,  ha ricevuto una telefonata da Thomas Zurbuchen, direttore delle missioni scientifiche della Nasa, che gli comunicava che l’Agenzia voleva cambiare il nome della sonda Solar Probe Plus per dedicarla a lui. Superato un momento di comprensibile stupore, Parker ha acconsentito e la sonda è diventata il Parker Solar Probe. Forse non pensava di fare la storia, ma è la prima volta che la Nasa dedica una missione ad uno scienziato vivente. continua ...

Reti neurali alle origini dell’universo

Crediti: Berkeley Lab

Che sia per aumentare la definizione di immagini astronomiche, o per identificare lenti gravitazionali all’interno di enormi moli di osservazioni, o ancora per scoprire pianeti extrasolari, le reti neurali rappresentano uno strumento di intelligenza artificiale sempre più indispensabile alla comprensione dell’universo.

L’ultimo esempio è riportato in un articolo, recentemente apparso sulla rivista Nature Communications a cura di un gruppo di scienziati appartenenti a istituzioni scientifiche tedesche, statunitensi e cinesi. Nel nuovo studio i ricercatori hanno dimostrato che si può istruire una rete neurale a identificare con grande precisione importanti caratteristiche presenti nelle tracce lasciate dalle particelle prodotte in un acceleratore. continua ...

Galassia nana per capire le origini dell’universo

Una galassia nana che assomiglia alle prime galassie che hanno popolato il nostro universo: scoperta dallo Sloan Digital Sky Survey, questa galassia – in direzione della costellazione della Lince – presenta la più bassa quantità di ossigeno e di metalli mai registrata in una galassia con formazione stellare attiva, e rappresenta un interessante oggetto di studio per comprendere i processi chimici in gioco quando l’universo era ancora giovane.

Un nuovo studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, mostra infatti come questa insolita composizione chimica dal basso livello di ossigeno è molto simile a quella che caratterizzava le galassie primordiali: in quei primi miliardi di anni le galassie erano ricche di idrogeno ed elio — i due elementi più antichi e comuni nell’universo, prodotti nei primi tre minuti dopo il Big Bang – e con poco ossigeno, elemento che venne formato solo successivamente tramite i processi di fusione nucleare nel nucleo delle stelle, e disseminato da eventi come esplosioni di supernove. Infatti, la maggior parte di galassie povere di ossigeno sono osservabili solo ad enormi distanze da noi (guardando “indietro nel tempo”, a causa dell’espansione dell’universo), ed è estremamente raro osservare galassie attive – galassie con processi di formazione stellare – con bassi livelli di ossigeno nel nostro “vicinato galattico”, e dunque facilmente studiabili. continua ...