Quando le stelle perdono la bussola

Libreria delle storie delle galassie ricostruita dai moti delle stelle, dalla survey Califa (cliccare per ingrandire)

Così come il Sole si sta muovendo nella nostra galassia – la Via Lattea – ruotando attorno al suo centro alla velocità vertiginosa di 250 km/s, anche tutte le altre stelle, nella nostra e nelle altre galassie, si stanno muovendo con moti orbitali anche molto diversi tra loro: alcune stelle si comportano come il nostro Sole, ruotando ordinatamente attorno al centro galattico, mentre altre si muovono in modo quasi casuale. Le orbite stellari dominate da una rotazione ordinata vengono chiamate cinematicamente fredde, quelle dominate da un movimento casuale, cinematicamente calde. Confrontando la frazione di stelle nelle due tipologie di orbite (fredde e calde) è possibile scoprire come le galassie si sono formate e stanno evolvendo. In questo contesto si inserisce l’articolo uscito il primo gennaio su Nature Astronomy, nel quale un team internazionale di astronomi, tra cui Stefano Zibetti dell’Inaf-Osservatorio astrofisico di Arcetri, ha presentato per la prima volta la distribuzione delle orbite stellari di un campione di 300 galassie dell’universo locale (ossia, entro 2 miliardi di anni luce). Il campione considerato nello studio include galassie dei principali tipi morfologici (galassie a spirale, ellittiche e irregolari) presenti nella survey Califa (Calar Alto Legacy Integral Field Area Survey), un progetto sviluppato presso l’Osservatorio di Calar Alto e ideato dall’Istituto di astrofisica dell’Andalusia (Iaa-Csic), che attualmente vede coinvolti oltre 90 astronomi in 25 istituti di ricerca di 17 paesi diversi, tra cui appunto l’Italia con l’Inaf di Arcetri. continua ...

Trappist-1, quei pianeti perdono acqua

Rappresentazione artistica del transito di un pianeta di fronte alla propria stella: osservando lo spettro della luce che ci raggiunge, passando attraverso l’atmosfera, è possibile capire quali componenti chimici siano presenti. Crediti: Nasa

A meno di sei mesi dalla sorprendente scoperta di ben sette pianeti simili alla Terra e potenzialmente abitabili – annunciata nel febbraio scorso – il sistema Trappist-1 rivela altre sorprese. Una serie di osservazioni della stella Trappist-1 compiute con lo Space Telescope Imaging Spectrograph (Stis) – un potente spettrografo montato sull’Hubble Space Telescope – sembra suggerire che almeno tre di questi sette pianeti possano ospitare una grande quantità di acqua e che, in passato, ne contenessero probabilmente molta di più. continua ...