Ecco di che stoffa è fatto un pianeta

Possibile modello di un esopianeta con un nucleo solido e un’atmosfera gassosa. Crediti: Università di Zurigo

Come distinguere una super-Terra rocciosa da un “waterworld”, un pianeta d’acqua, conoscendone solo le dimensioni? Un gruppo dell’Istituto per la scienza computazionale all’Università di Zurigo, basandosi sui dati disponibili da un campione di 83 pianeti extrasolari di cui è nota sia la massa che la dimensione, ha sviluppato un modello statistico per calcolare in che modo la composizione chimica influenzi la dimensione che un pianeta può raggiungere. continua ...

Gaia e Hipparcos pesano un giovane pianeta

Il pianeta Beta Pictoris b è visibile in orbita attorno alla stella ospite in questa immagine composita dai telescopi dell’Eso. Il sistema Beta Pictoris ha solo circa 20 milioni di anni, circa 225 volte più giovane del Sistema Solare. L’osservazione di questo sistema dinamico e in rapida evoluzione può aiutare gli astronomi a far luce sui processi di formazione dei pianeti e sulla loro evoluzione precoce. Crediti: Eso/A-M. Lagrange et al.

Pesare pianeti non è mai una cosa semplice. Non ne vogliono sapere di salire su una bilancia, così per conoscere la loro massa bisogna studiare il movimento non solo loro, ma anche della stella attorno a cui orbitano. Per fortuna, oggi c’è la sonda spaziale Gaia dell’Esa che sta osservando più di un miliardo di stelle della nostra galassia ai fini di misurarne la posizione e i moti, agevolando quindi in futuro la ricerca di esopianeti dall’analisi dei dati ottenuti. Nel frattempo, come fare? continua ...

Magnetico, solitario, misterioso: pianeta o stella?

Rappresentazione artistica di SIMP J01356663+0933473. Crediti: Chuck Carter, Nrao/Aui/Nsf

I dati raccolti dal Karl G. Jansky Very Large Array (Vla) della National Science Foundation statunitense hanno permesso agli astronomi di rilevare per la prima volta con un radiotelescopio un oggetto di massa planetaria oltre il nostro Sistema solare. I risultati dello studio sono stati pubblicati ieri su Atrophysical Journal. Questo oggetto, Simp J01365663+0933473, è stato localizzato per la prima volta nel 2016. Rispetto a Giove è circa 12 volte più massiccio, ha un raggio 1,22 volte più grande e sprigiona un campo magnetico oltre 200 volte più intenso. Insomma, una vera e propria centrale magnetica vagante, sorprendentemente forte. Una viaggiatore solitario che solca lo spazio a 20 anni luce da noi senza la compagnia di alcuna stella madre. E non si sa bene come classificarlo. continua ...

Ecco la prima immagine di un baby pianeta

Questa spettacolare immagine catturata dallo strumento SPHERE installato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO, è la prima fotografia chiara di un pianeta, colto nel momento in cui si sta formando intorno alla stella nana Pds 70. Il pianeta si distingue nitidamente, un punto brillante alla destra del centro dell’immagine oscurato da un coronografo, una maschera che blocca la luce accecante della stella centrale. Crediti:
Eso/A. Müller et al.

Alcuni astronomi, con a capo un gruppo del Max Planck Institute for Astronomy di Heidelberg, Germania, hanno catturato un’istantanea spettacolare di formazione planetaria intorno alla giovane stella nana Pds 70. Usando lo strumento Sphere installato sul Vlt (Very Large Telescope) dell’Eso – uno dei più potenti cercatori di pianeti in funzione – l’equipe internazionale ha realizzato la prima rilevazione robusta di un giovane pianeta, chiamato Pds 70b, che si sta tracciando un cammino nel materiale stesso da cui si formano i pianeti, intorno alla giovane stella. continua ...

Cresce su tutto il pianeta la foschia marziana

Un selfie del rover Curiosity della Nasa scattato nel Sol 2082 (15 Giugno 2018). Una tempesta di polvere marziana ha ridotto la luce solare e la visibilità nella località in cui si trova il rover, nel cratere Gale. Un foro nella roccia alla sinistra del rover mostra il sito di perforazione chiamato “Duluth”. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Una tempesta di minuscole particelle di polvere ha coperto gran parte di Marte nelle ultime due settimane e ha spinto il rover Opportunity della Nasa a sospendere le operazioni scientifiche (ne abbiamo parlato qui e qui). Dall’altra parte del pianeta, il rover Curiosity della stessa agenzia, che sta studiando il suolo marziano nel cratere Gale, dovrebbe rimanere in gran parte indisturbato dalla polvere. Infatti, mentre Opportunity è alimentato dalla luce solare, quasi assente nella sua posizione attuale a causa della tempesta, Curiosity ha una batteria alimentata a energia nucleare che funziona giorno e notte. continua ...

Wasp-96b, un pianeta ”salato” dal cielo terso

Cieli tersi, nessuna nube all’orizzonte ma in ogni caso un clima invivibile per gli esseri umani (la temperatura superficiale supera i mille gradi). È lo scenario che descrive l’atmosfera planetaria di Wasp-96b, un “saturniano caldo” – in dimensioni supera Giove di circa il 20 per cento, e per massa è paragonabile a Saturno – che orbita attorno alla sua stella (appena un poco più grande del Sole) a 980 anni luce da noi nella costellazione della Fenice. Il team di ricercatori guidati da Nikolay Nikolov dell’University of Exeter ha studiato questo pianeta (scoperto nel 2014) col metodo del transito, utilizzando lo spettrografo Fors2 montato sul Very Large Telescope dell’Eso in Cile. Durante i due passaggi davanti alla sua stella ospite, gli scienziati hanno misuratola diminuzione della luce stellare causata dal pianeta e dalla sua atmosfera, determinando in tal modo la composizione atmosferica del pianeta: non ci sono nubi. Per questo tipo di pianeti, un fenomeno davvero raro. continua ...

Terra: pianeta blu, da sempre

Crediti: Dadelion.

Un gruppo di ricercatori provenienti da Regno Unito, Francia e Stati Uniti ha raccolto prove che suggeriscono come la quasi totalità della massa d’acqua che oggi costituisce gli oceani terrestri potrebbe essere sopravvissuta all’impatto che ha dato origine alla Luna. E dunque essere presente sul nostro pianeta da ben più del previsto. La ricerca, appena pubblicata su Science Advances, riporta i curiosi risultati di uno studio comparativo fra rocce lunari e terrestri. 

Ma facciamo un passo indietro. continua ...

La stella fa le bizze e il pianeta si nasconde

Rappresentazione artistica del sistema esoplanetario attorno alla stella K2-3. Crediti: Eso/M. Kornmesser/Nick Risinger/ L. Calcada

Avviso per i cercatori di esopianeti: se volete scoprire o studiare nuovi mondi attorno a stelle con una significativa attività magnetica, potreste incontrare non poche difficoltà nel rivelare quelli di piccola massa. L’attività magnetica di una stella può infatti indurre nelle misure spettroscopiche segnali in grado di sovrastare, fino a “nasconderli”, quelli più piccoli prodotti da pianeti in orbita attorno a essa. Un caso emblematico di questo effetto è riportato nello studio del sistema planetario attorno alla stella nana rossa K2-3, guidato da ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e in pubblicazione sulla rivista Astronomy & Astrophyiscs. Da tempo è noto che la stella K2-3 ospita un sistema di tre pianeti di piccolo raggio scoperti con il metodo del transito dal programma scientifico Kepler-2 del telescopio spaziale Kepler della Nasa. Una estesa campagna osservativa con gli spettrografi Harps e Harps-N durata tre anni ha permesso al nutrito gruppo internazionale di ricercatori di ricavare la massa – e quindi desumere la potenziale composizione – dei due dei pianeti più interni che compongono il sistema planetario, tramite l’analisi delle variazioni temporali di velocità radiale della stella. Per il pianeta più esterno, particolarmente interessante perché situato in prossimità della potenziale fascia di abitabilità della stella, quelle informazioni rimangono ancora incerte. continua ...

Quel pianeta nato sotto il segno dell’Ofiuco

Il disco protoplanetario As 209. Crediti: Alma (Eso/Naoj/Nrao)/ D. Fedele et al.

Annidato nella giovane regione di formazione stellare Ofiuco, a 410 anni luce dal Sole, un affascinante disco protoplanetario, chiamato As 209, si fa lentamente scolpire. Questa meravigliosa immagine è stata ripresa, usando il telescopio ad alta risoluzione Alma, da un team guidato da Davide Fedele dell’Inaf di Arcetri, e  svela una struttura curiosa di anelli e buchi nella polvere che circonda una giovane stella. continua ...

Dove finisce un pianeta e comincia una stella

Crediti: omar_mainecoon/Instagram

Omar, il pacioso felino nell’immagine a fianco, è in lizza per essere riconosciuto come gatto più lungo e grosso del mondo: un metro e venti di lunghezza per 14 chili di peso, tre o quattro volte tanto un medio micio d’appartamento!

E se per un essere vivente ci sono difficoltà di categorizzazione, così è anche per i pianeti: basta ricordare Plutone, declassificato a pianeta nano nel 2006, e che ora cerca riscatto.

Ma se sulle dimensioni minime c’è abbastanza accordo, quanto può essere grande un pianeta per continuare a essere considerato tale? Non è solo una questione semantica, ma è strettamente legata alla dettagliata conoscenza del meccanismo con cui si formano i pianeti, in particolare quelli giganti come Giove. continua ...

Chi traccia quei solchi? Non sempre è un pianeta

Archi, anelli e spirali appaiono nel disco dei detriti attorno alla stella HD 141569A. La regione nera al centro è dovuta a una maschera per coprire la luce diretta dalla stella. L’immagine è ottenuta da osservazioni compiute nel 2015 utilizzando lo strumento STIS del telescopio spaziale Hubble. Crediti: Nasa / Hubble / Konishi et al. 2016

Si chiamano dischi circumstellari, e quando avvolgono una giovane stella sono ritenuti le culle dei pianeti: è lì, in quelle strutture discoidali di gas e polveri in rotazione attorno ad astri neonati, che per effetto della gravità – e di altri fenomeni – i futuri mondi prendono forma. Mondi che, formandosi, “arano” il disco stesso, dando origine a una sorta di “solchi” nella polvere e nel gas. I telescopi più potenti mostrano questi solchi come scuri anelli concentrici sulla superficie del disco, come per esempio nel caso della coppia di pianeti in formazione nel disco protoplanetario che circonda la stella HD 163296 ripreso da Alma. Dunque tutte le volte che vediamo un solco possiamo ritenere che lì si stia formando un pianeta? Secondo una simulazione messa a punto da un team guidato da un dottorando della Penn State University statunitense, Alexander Richert, non è così: altri processi sarebbero ugualmente in grado di “incidere” il disco. continua ...

Pianeta “heavy metal”, super-Terra super-densa

Illustrazione di fantasia del Sistema K2-106, dove è rappresentata la stella con i due pianeti. Crediti: Tng / Vincenzo Guido, Emilio Molinari

Grazie anche alle osservazioni effettuate con il telescopio italiano Tng alle Canarie, un nutrito gruppo internazionale di astronomi – tra cui tre del Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino – è riuscito a “pesare” due pianeti extrasolari, precedentemente scoperti in orbita stretta attorno alla stella K2-106. Si tratta di due super-Terre, con masse similari ma densità molto diverse. continua ...

Rappresentazione artistica del pianeta gigante WASP-18b, distante 325 anni luce dalla Terra. Ha un’atmosfera ricca di monossido di carbonio e priva di acqua (fonte: NASA’s Goddard Space Flight Center) – Multimedia