InSight nella sabbiera: quanta polvere su Marte!

Il lander InSight della Nasa ha attivato la sua Instrument Context Camera (Icc) lo scorso 30 novembre catturando questa vista polverosa di Marte. La fotocamera Icc è dotato di un obiettivo fisheye che crea un orizzonte curvo. Alcuni grumi di polvere sono ancora visibili sull’obiettivo della fotocamera. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech

Già sapevamo che Marte è sprovvisto di paesaggi tropicali, e che di simile a una spiaggia caraibica c’è solo tanta, tanta e ancora tanta sabbia. Diciamo una quantità di polvere a cui non siamo abituati, ma con cui rover e lander sul Pianeta rosso devono convivere. InSight (Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport) della Nasa è arrivato con successo sul quarto pianeta del Sistema solare lunedì 26 novembre dopo un viaggio durato quasi 7 mesi. La regione scelta per l’ammartaggio è, appunto, una vastissima distesa di polvere: Elysium Planitia, una zona vulcanica che si trova in prossimità dell’equatore. Parliamo di un mastodontico complesso vulcanico, il secondo su Marte, il cui picco arriva a 16 chilometri d’altezza (pensate che il monte Everest – la vetta più alta della Terra – non arriva a 9 chilometri). Secondo gli esperti, sarà il luogo ideale per studiare il mantello e il sottosuolo marziano, vista la sua storia geologica e la sua bizzarra composizione chimica. continua ...

Code di polvere scompigliate dal vento solare

La cometa McNaught in transito sull’Oceano Pacifico. Immagine scattata dal Paranal Observatory nel gennaio del 2007. Crediti: Eso/Sebastian Deiries

Ingegneri e scienziati riuniti intorno a uno schermo in una sala operativa presso il Naval Research Laboratory (Washington DC), attendevano di posare gli occhi sui primi dati della sonda spaziale Stereo (Solar and Terrestrial Relations Observatory) della Nasa. Accadeva nel gennaio del 2007, e gli strumenti a bordo dei due satelliti Stereo – A e B, lanciati solo pochi mesi prima – stavano aprendo gli occhi per la prima volta. Stereo-B fu il primo a trasmettere immagini satellitari della cometa Mc Naught, una macchia bianca e perlacea, simile a un angelo. Più tardi quel giorno, Stereo-A avrebbe restituito osservazioni simili. continua ...

Urti fra polvere interstellare: una botta di vita

La figura mostra la sequenza di formazione di glicina a seguito della compressione di una miscela di HNCO e H2

Uno dei più grandi misteri che avvolgono l’enigma dell’origine della vita è rappresentato dalla conoscenza dei meccanismi chimico-fisici che stanno alla base della formazione dei suoi mattoni fondamentali: gli aminoacidi e i loro precursori. Il fatto che alcuni aminoacidi siano stati rilevati in meteoriti avvalora l’ipotesi che la vita sulla Terra possa essersi generata grazie a materiale relativamente complesso proveniente dallo spazio. Ma come si è formata la materia prebiotica organica nell’Universo? continua ...

Come polvere di Via Lattea, lontana lontana

Grazie ad una collaborazione internazionale, di cui fanno parte anche alcuni ricercatori dell’Inaf, è stato individuato un particolare tipo di polvere interstellare, conosciuto perché presente anche nella Via Lattea, in una galassia distante undici miliardi di anni luce dalla Terra. La scoperta è stata possibile grazie alle osservazioni fatte dal Neil Gehrel Swift Observatory della Nasa lo scorso 28 marzo.

Le galassie sono strutture complesse, formate da stelle, gas, polvere e materia oscura. La polvere interstellare è formata da piccoli granelli di carbonio, silicio, ferro, alluminio e altri elementi pesanti. Nella Via Lattea è presente un alto contenuto di polvere formata da composti del carbonio che è stata vista essere molto rara nelle altre galassie. Anche se la polvere interstellare rappresenta solo una parte della totalità della materia presente in una galassia, ha un ruolo importante nella formazione e nell’evoluzione di questa; nonché nella formazione delle stelle e in come la luce emessa da queste fugge dalle galassie. Infatti, i granelli di polvere interstellare possono sia assorbire che emettere luce. continua ...

Stelle appena nate ma già piene di polvere

Un’immagine di TMC1A, una stella ancora in formazione nella costellazione del Toro. In rosso le aree con molte particelle di polvere. In verde e blu due tipi di monossido di carbonio. L’assenza di verde e blu nella parte interna indica che le particelle di polvere nel giovane disco protoplanetario sono cresciute da meno di un millesimo di millimetro a un millimetro. Crediti: Jørgensen/Harsono/ESASky/ESAC

Negli ultimi anni, gli astronomi hanno scoperto numerosi sistemi planetari intorno ad altre stelle. Sembra ormai molto probabile che quasi tutte le stelle abbiano almeno un pianeta in orbita intorno a sé e gli astronomi stanno cercando di comprendere il modo in cui i sistemi planetari si formano e cosa in tale processo conduca alla diversità osservata nei pianeti noti, sia per quanto concerne il numero di pianeti orbitanti attorno a ogni stella che per quanto riguarda la massa di ciascuno di essi. continua ...

Chiedi alla polvere di cometa

Mentre le comete passano vicino al Sole, rilasciano polvere che può raggiungere l’orbita della Terra e attraversare l’atmosfera, in cui può essere raccolta. Nell’immagine, la Cometa Hale Bopp. Crediti: Philipp Salzgeber (CC BY-SA 2.0)

I corpi iniziali da cui il Sistema solare si è formato erano costituiti quasi interamente da polveri di silicati amorfi, carbonio e ghiacci. Questa polvere è stata per lo più distrutta e rielaborata dai processi che hanno portato alla formazione dei pianeti, ma è molto probabile che campioni superstiti di essa siano preservati nelle comete, piccoli corpi freddi che si sono formati nella nebulosa solare esterna. continua ...

Polvere di diamante nella culla delle stelle

Rappresentazione artistica di diamanti su scala nanometrica attorno a una giovane stella della Via Lattea. Crediti: S. Dagnello, Nrao/Aui/Nsf

Sarebbero i diamanti – e non gli idrocarburi aromatici policiclici (Pahs), come ritenuto fino a oggi – i principali indiziati per l’emissione della cosiddetta anomalous microwave emission (Ame), una debole e anomala luce microonde prodotta in alcune regioni della nostra galassia. Sì, diamanti, avete letto bene. Ma in questo caso si tratta di cristalio con dimensioni nanometriche: nanodiamanti, appunto. Così piccoli che un punto tipografico, su una pagina stampata, ha un diametro pari a circa mezzo milione di queste infinitesimali particelle. continua ...

Polvere zodiacale di sistemi extrasolari

Rappresentazione artistica di come potrebbe apparire il cielo visto da un pianeta in un sistema particolarmente polveroso. La polvere che orbita attorno a una stella nel piano del Sistema solare si chiama polvere zodiacale, e la luce riflessa e dispersa da quella polvere è chiamata luce zodiacale. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Di pianeti se ne scoprono molti, fuori dal Sistema solare. Anzi, andare a caccia di esopianeti è proprio la “moda” degli ultimi anni, tra gli astronomi. E anche se di questi oggetti, nei cataloghi, ce ne sono a migliaia, siamo certi che il numero potrebbe essere ancora più alto, se solo fosse possibile andare oltre la cortina di polvere stellare dietro la quale molti esemplari si nascondono in alcuni sistemi planetari. Un gruppo di ricercatori che lavora al progetto Hunt for Observable Signatures of Terrestrial Systems (Hosts) sta cercando di saperne di più sull’effetto della polvere nell’ambito della caccia a nuovi mondi. L’obiettivo è quello di progettare future missioni in grado si superare l’ostacolo della polvere che orbita attorno a stelle lontane da noi. continua ...

Quelle giovani stelle ammantate di polvere

Questa spettacolare immagine ottenuta dallo strumento Sphere montato sul Very Large Telescope dell’Eso mostra con dettagli senza precedenti il disco di polvere attorno alla stella IM Lupi. Crediti: Eso/H. Avenhaus et al./Dartts-S collaboration

Lo strumento Sphere installato sul Vlt (Very Large Telescope) dell’Eso in Cile permette agli astronomi di sopprimere la luce brillante delle stelle vicine per fornire una miglior veduta delle regioni che le circondano. Questa raccolta di immagini di Sphere è solo un esempio dell’ampia varietà di dischi di polvere che si trovano intorno a giovani stelle. Questi dischi sono molto diversi per dimensione e forma – alcuni contengono anelli brillanti, alcuni anelli scuri e altri assomigliano addirittura a un hamburger. Differiscono notevolemente nell’aspetto anche a seconda della loro orientazione nel cielo – da circolari quando visti di faccia a dischi sottili quando osservati di taglio. continua ...

Viaggio nel tempo a bordo della polvere di stelle

Immagine al microscopio elettronico di un granello di polvere (di un micron) estratto da un meteorite primitivo: gli esperti hanno trovato del carburo di silicio (in basso a destra). Questi grani di polvere si sono formati più di 4,6 miliardi di anni fa dai resti delle supernove di tipo II. Crediti: Nasa e Larry Nittler

Chi direbbe mai che da piccolissimi granelli di polvere stellare (della grandezza di un micron) si possa ricostruire parte della storia del nostro Universo! Ebbene, è possibile. E alcuni astronomi del Carnegie’s Department of Terrestrial Magnetism hanno cercato di spiegare, in uno studio pubblicato su Science Advances, come e quando si siano formati particolari grani di polvere ricchi di carbonio che vengono estratti da molte meteoriti. L’analisi dimostra che questi grani si sono formati dall’emissione di supernove almeno due anni dopo l’esplosione della stella: la polvere stellare viene sparsa nello spazio per essere incorporata – miliardi di anni dopo – in nuovi sistemi stellari, come è accaduto nel nostro Sistema solare. continua ...

Vita a zonzo sulla polvere di stelle

Da dove veniamo? Come mai solo sulla Terra – per ora – abbiamo trovato la vita (come noi la conosciamo)? Domande banali, forse, ma è quello che ogni astronomo cerca di scoprire. Una possibilità viene ora suggerita, sulle pagine di Astrobiology, da un ricercatore dell’Università di Edimburgo, Arjun Berera. La vita, scrive Berera, potrebbe viaggiare da un mondo all’altro chiedendo un passaggio alla cosiddetta polvere interstellare: particelle microscopiche di materia che, insieme al gas, permeano lo spazio fra le stelle e i pianeti, viaggiando fra essi a velocità elevatissime. continua ...

Quando la polvere prende vita

Nell’esperimento al laboratorio di Burton, le particelle di plastica sono sospese in una camera a vuoto riempita con plasma di gas argon. Il loro movimento viene tracciato illuminandole con un laser. Crediti: Justin Burton, Emory University

Se vedessimo un cubetto di ghiaccio, tolto dal congelatore e messo sul tavolo a temperatura ambiente, prima sciogliersi e poi riaddensarsi di nuovo nella sua forma cristallina, e poi continuare a liquefarsi e cristallizzarsi all’infinito, certamente rimarremmo di stucco. Qualcosa del genere è stato ottenuto da fisici dell’università statunitense Emory, che descrivono in un articolo recentemente pubblicato su Physical Review Letters come un insieme di microscopiche particelle di plastica possa collettivamente continuare a passare dallo stato cristallino allo stato fluido anche se le condizioni ambientali rimangono invariate. continua ...

Anello di polvere fredda intorno a Proxima Centauri

Questa immagine combina una veduta dei cieli australi sopra al telescopio da 3,6 metri dell’ESO all’Osservatorio di La Silla in Cile con immagini di Proxima Centauri (in basso a dx) e della stella doppia Alfa Centauri AB (in basso a sx) ottenute dal telescopio Hubble della NASA/ESA. Crediti: Y. Beletsky (LCO)/ESO/ESA/NASA/M. Zamani

Proxima Centauri è la stella più vicina al Sole. È una nana rossa, debole, ad appena quattro anni luce da noi, nella costellazione australe del Centauro. Le orbita intorno il pianeta Proxima b, un mondo temperato di dimensioni simili alla Terra, scoperto nel 2016: il pianeta più vicino al Sistema Solare. Ma non c’è solo questo: nuove osservazioni del radiotelescopio Alma rivelano le emissioni provenienti da nuvole di polvere cosmica fredda che circondano la stella. continua ...