Da quel quasar la luce di 350mila miliardi di soli

Impressione artistica della galassia W2246-0526, la galassia più luminosa mai scoperta. Un nuovo studio che utilizza i dati dell’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA) mostra che questo luminosissimo quasar attira polvere e altro materiale da tre galassie più piccole a lei vicine. Crediti: (NRAO/AUI/NSF) S. Dagnello

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science, la galassia più brillante fino ad oggi scoperta nell’universo sta cannibalizzando tre piccole galassie vicine ed è proprio il materiale che sta divorando a renderla così estremamente luminosa. continua ...

Griglia di quasar per non perdersi nell’universo

La parabola da 32 metri dell’antenna di Medicina (BO) dell’Inaf. Crediti: Renato Cerisola / Inaf

Una volta era semplice: bastavano alcuni punti di riferimento qui sulla Terra – la linea immaginaria che passava per l’Osservatorio di Greenwich, per esempio – e il gioco era fatto. Il “meridiano zero” faceva da àncora, e il resto veniva di conseguenza – o quasi. Ora le cose sono assai più complesse, soprattutto se lo spazio nel quale vogliamo orientarci non è più la sola superficie del nostro pianeta ma l’universo intero. Occorre un sistema inerziale di riferimento, una rete globale di punti di ancoraggio ben definiti da utilizzare come griglia ideale da usare come base per le nostre coordinate. Questa rete esiste, si chiama International Celestial Reference Frame (Icfr), e il 30 agosto scorso l’International Astronomical Union (Iau) – durante la sua Assemblea generale che si è svolta a Vienna, la stessa nella quale si è votato per cambiar nome alla Legge di Hubble – ha annunciato di averne adottato la terza versione, l’Icfr-3. continua ...

Dio non giocherà a dadi, ma i quasar sì

Il Telescopio nazionale Galileo (Tng) dell’Inaf, sull’Isola di La Palma, alle Canarie. Crediti: Renato Cerisola/Inaf

Un esperimento condotto sull’isola di La Palma, alle Canarie, sotto la guida del gruppo di ricerca di Anton Zeilinger dell’Accademia austriaca delle scienze e dell’Università di Vienna, si è avvalso di due grandi telescopi – il Telescopio nazionale Galileo dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e il William Herschel Telescope – per effettuare un test di entanglement quantistico utilizzando i fotoni di oggetti astronomici lontani. I risultati sono pubblicati sull’ultimo numero di Physical Review Letters. continua ...

Hot Dog di quasar in salsa di raggi X

Rappresentazione schematica del modo in cui viene visto nei raggi X uno spettro di un AGN oscurato (è il caso della Hot DOG) e di un AGN non oscurato a seconda del punto in cui passa la linea di vista: rispettivamente, attraverso il toro di gas e polvere che assorbe i raggi X per effetto fotoelettrico fino a energie di 10 keV e oltre (linea continua), oppure lungo una linea di vista non oscurata, vale a dire attraverso il buco della ciambella del toro che circonda la sorgente X centrale (linea tratteggiata). Crediti: NASA/JPL-Caltech, Luca Zappacosta continua ...

Indizi sull’universo primordiale da un quasar

Impressione d’artista del distante quasar P352-15, con disco di materia orbitante attorno al buco nero e il getto di particelle espulse nello spazio a velocità prossime a quella della luce . Crediti: Robin Dienel, cortesia della Carnegie Institution for Science

I quasar sono galassie con buchi neri supermassicci nei loro nuclei: buchi neri milioni o miliardi di volte più massicci del Sole. La potente attrazione gravitazionale di simili oggetti risucchia il materiale vicino, che si dispone su un disco rotante loro attorno. Ruotando rapidamente, il disco sputa  verso l’esterno getti di particelle in moto a velocità prossime a quella della luce, emettendo luce visibile e onde radio. continua ...

Baby boom stellare nei quasar ultra luminosi

Parte del team di ricercatori che ha realizzato lo studio. Da sx:
Enrico Piconcelli (ricercatore Inaf –  Osservatorio astronomico di Roma), Angela Bongiorno (ricercatrice Inaf Oar), Federica Duras (dottoranda Inaf Oar), Manuela Bischetti (dottoranda Inaf Oar e Sapienza), Giustina Vietri (dottoranda Inaf Oar e Tor Vergata) e Luca Zappacosta (postdoc Inaf Oar)

In uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica di Roma Angela Bongiorno, Enrico PiconcelliFabrizio Fiore e da diversi studenti di dottorato e post-doc, con la collaborazione di colleghi dell’Inaf di Firenze, Trieste e Bologna, sono stati osservati sedici tra i quasar più luminosi che si conoscano: la radiazione emessa da queste remote galassie è centinaia di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di volte quella del nostro Sole ed è prodotta dai buchi neri supermassicci che risiedono al loro centro. continua ...

Quasar nascosti svelati per caso

M82, prototipo di galassia starburst con un tasso di formazione stellare 10 volte superiore a quello di una galassia normale. Crediti: Hst/Nasa/Esa

Alcune delle galassie più grandi dell’universo sono popolate da stelle ormai estinte. Ma quasi 12 miliardi di anni fa questi oggetti così massivi erano vere e proprie fabbriche cosmiche che sfornavano miliardi di stelle. Tuttavia, il modo in cui tali sistemi galattici, che gli astronomi chiamano galassie starburst oscurate (dalla polvere), siano diventati sterili rimane ancora un mistero. Oggi un nuovo studio pubblicato su Astrophysical Journal da un gruppo di astronomi dell’Università dell’Iowa propone una spiegazione secondo cui i quasar, sorgenti estremamente energetiche che risiedono nel cuore delle galassie, potrebbero aver causato, per così dire, lo spegnimento dell’attività di formazione stellare. continua ...