Meteorite pimitivo nasconde un segreto

Il meteorite primitivo Y-793261. Crediti: WASEDA University

Un gruppo di ricercatori ha esaminato un quarzo di silice in un meteorite primitivo scoprendo che si tratta del primo a presentare prove dirette di condensazione di silice all’interno del nostro disco protoplanetario solare. Provenienti dalla Waseda University, dalla Graduate University for Advanced Studies, dalla University of Hawaii a Manoa, da Harvard University e dal National Institute for Polar Research, gli esperti hanno studiato il meteorite primitivo Yamato-793261 (Y-793261), una condrite carbonacea raccolta dai ghiacci vicino al monte Yamato durante la ventesima spedizione di ricerca antartica del Giappone nel 1979. continua ...

Kepler scopre il segreto delle supernove veloci

Nel pannello di sinistra, una stella gigante rossa che invecchia perde la massa attraverso il vento stellare. Questo materiale si espande in un enorme guscio gassoso attorno alla stella. Nel pannello centrale, il nucleo della stella massiccia implode per innescare un’esplosione di supernova. Nel pannello di destra, l’onda d’urto della supernova impatta il guscio esterno, trasformando l’energia cinetica dell’esplosione in una brillante esplosione di luce. Il lampo di radiazione dura solo pochi giorni: un decimo della durata di un’esplosione tipica di una supernova. Crediti: NASA, ESA e A. Feild (STScI) continua ...

Il segreto magnetico dell’universo

Simulazione magnetoidrodinamica dell’esperimento. I risultati mostrano come la dinamo turbolenta amplifichi notevolemnte i semi dei campi magnetici. Crediti: Petros Tzeferacos / University of Chicago

Più sono turbolenti, più sono magnetici. E no, non parliamo di irresistibili bad boys, ma dei moti del plasma di stelle, pianeti e altri corpi celesti. Moti che, se caotici, possono amplificare enormemente gli altrimenti deboli campi magnetici che avvolgono questi oggetti. Gli scienziati lo sospettavano da tempo: decenni di simulazioni numeriche e osservazioni astrofisiche puntano concordi il dito verso le cosiddette “dinamo turbolente” per spiegare l’intensità dei campi magnetici presenti ovunque nell’universo. E ora per la prima volta, pubblicata sulle pagine di Nature Communications, arriva anche la conferma sperimentale. continua ...