Quando una stella del rock guarda le stelle

Crediti: Tony Levin. Fonte: eso.org

A few months ago I went to the Atacama Desert region of Chile to visit the European Southern Observatory telescope arrays, and to take pictures of the stars. I was so inspired by the experience, I also wrote music to accompany my photographs…

Così scrive molto semplicemente sul suo sito Tony Levin, il bassista dei King Crimson, la rock band in questi giorni in Italia con il tour Uncertain Times. Hanno suonato a Pompei, Roma, Lucca e nei prossimi giorni saranno a Venezia. Poi sarà Inghilterra, Giappone, America… I King Crimson nascono nel 1969 con il disco da cui prendono il nome e sono la band ispiratrice del progressive rock. Tony Levin è nella band dal 1980, anche se in modo non continuo, e ha suonato anche con altre stelle del rock come Peter Gabriel, John Lennon, Pink Floyd , David Bowie, James Taylor Paul Simon e tanti altri che si farebbe meno a dire con chi non ha suonato. Oltre a essere una leggenda vivente è anche un eccellente fotografo. Durante la sua visita agli osservatori del Paranal e di Alma, in Cile, ha scattato personalmente le fotografie per poi metterle insieme in un videoclip componendo musica e parole. Il risultato è una breve clip della durata di 7 minuti di grande intensità, Copernicus. continua ...

Pesare le stelle con la lente di Einstein

Previsione del moto della stella Ross 322. La stella, nel riquadro blu, farà da lente gravitazionale per la stella di fondo al centro del cerchio verde il prossimo 8 agosto. Crediti: Jonas Klüter et al.

Pesare le stelle non è un compito facile: sono particolarmente restie a salire su una bilancia.  Soprattutto, è difficile misurare la loro massa quando non fanno parte di sistemi binari. Ma se si hanno a disposizione  sulla Terra telescopi in grado di vedere un essere umano sulla superficie della Luna, il compito diventa un po’ più facile. continua ...

Tutte le stelle dell’Aquila

La figura mostra un’immagine dei Pilastri della Creazione ottenuta da Hubble Space Telescope e le sorgenti identificate grazie alle osservazioni ai raggi X realizzate con il satellite Chandra. X-ray: Nasa/Cxc/Inaf/M. Guarcello et al.; Ottico: Nasa/Stsci

La Nebulosa dell’Aquila, con il suo ammasso Ngc 6611, è certamente una delle nebulose più note e osservate, soprattutto grazie alle meravigliose immagini dei Pilastri della Creazione realizzate con il satellite Hubble: pilastri di polveri e gas lunghi alcuni anni luce, modellati dalla radiazione ultravioletta emessa dalle stelle massive di Ngc 6611, e sede di formazione stellare recente. L’ammasso stellare ospita alcune migliaia di stelle mediamente con un milione di anni di età, tra le quali una cinquantina di stelle oltre dieci volte più massive del nostro Sole. La radiazione ultravioletta emessa da queste stelle ha effetti drammatici sulla nube da cui si sono formate e sui dischi protoplanetari (dischi di gas e polveri che orbitano attorno stelle giovani, e da cui si possono formare sistemi planetari) vicini. continua ...

A guardar le stelle, io che non le ho mai viste

14.07.2018, ore 20:15

Pianeti e Via Lattea fotografati da Tunç Tezel dall’Uludag National Park, in Turkya. Crediti: Apod Nasa, Tunç Tezel (Twan)

Talvolta il karma si traveste da casualità e gli incontri divengono forieri di propositi e speranze. E così da una fortuita chiacchierata sulla vita ed alcuni suoi peculiari aspetti metafisici, in ottima compagnia ad un conviviale pasto, è sorta l’iniziativa “Eppur… si vede”. Grazie a un’idea di Massimiliano Salfi, alla sua intraprendenza, generosità, disponibilità e organizzazione (è il fondatore con la splendida moglie Giusi Milone dell’associazione vEyes che si occupa di sostenere, informare, istruire e intrattenere in svariati ambiti i disabili visivi e le loro famiglie e di promuovere iniziative volte alla sensibilizzazione ed all’integrazione), e grazie all’Inaf – Osservatorio astrofisico di Catania, il 14 luglio dalle 20.15, i disabili visivi con distrofie retiniche dotati di un minimo residuo visivo potranno osservare Giove e Saturno dall’Osservatorio astrofisico in Contrada Serra la Nave nella spettacolare cornice dell’Etna. continua ...

Test a tre stelle per Albert Einstein

La pulsar e la nana bianca interna sono su un’orbita di 1.6 giorni. Questa coppia è in un’orbita di 327 giorni con la nana bianca esterna, molto più lontana. Impressione d’artista del sistema. Crediti: Ska organization

Niente da fare anche questa volta per i detrattori della teoria della relatività generale di Einstein, anzi: un nuovo studio pubblicato oggi su Nature mostra come la teoria del geniale fisico tedesco regga meglio di altre teorie alternative della gravità alla prova dei sistemi stellari più estremi. continua ...

Nuovi limiti dimensionali per le stelle di neutroni

L’immagine raffigura l’intervallo di dimensioni possibili per una tipica stella di neutroni, confrontandola con la dimensione della città di Francoforte. Crediti: Lukas Weih, Goethe University, satellite image: GeoBasis-DE/BKG (2009) Google

Le stelle di neutroni sono gli oggetti più densi conosciuti, con una massa paragonabile a quella del Sole concentrata in pochi chilometri di raggio, da otto a sedici secondo le stime. Una densità paragonabile a quella che si avrebbe concentrando la massa di una portaerei in un granello di sabbia. continua ...

Metti alla prova le stelle della galassia nana

Questa immagine mostra la distribuzione della materia oscura (sopra) e delle stelle (sotto) ottenuta nelle simulazioni delle galassie nane. Crediti: E. Garaldi, C. Porciani, E. Romano-Díaz/University of Bonn for the ZOMG Kollaboration

Di nuovo tornano alla ribalta, dopo questo recente articolo, le galassie nane come chiave d’accesso alla scottante questione che toglie il sonno agli astronomi: esiste veramente la materia oscura? Un gruppo di ricercatori principalmente dell’Università di Bonn in Germania, utilizzando sofisticate simulazioni al computer ha mostrato, in un nuovo studio pubblicato su Physical Review Letters, che la risposta è celata nel moto delle stelle che popolano le galassie satellite della Via Lattea. Galassie piccole, appunto, ma che secondo le osservazioni dovrebbero contenere una percentuale altissima di materia oscura. continua ...

Stelle appena nate ma già piene di polvere

Un’immagine di TMC1A, una stella ancora in formazione nella costellazione del Toro. In rosso le aree con molte particelle di polvere. In verde e blu due tipi di monossido di carbonio. L’assenza di verde e blu nella parte interna indica che le particelle di polvere nel giovane disco protoplanetario sono cresciute da meno di un millesimo di millimetro a un millimetro. Crediti: Jørgensen/Harsono/ESASky/ESAC

Negli ultimi anni, gli astronomi hanno scoperto numerosi sistemi planetari intorno ad altre stelle. Sembra ormai molto probabile che quasi tutte le stelle abbiano almeno un pianeta in orbita intorno a sé e gli astronomi stanno cercando di comprendere il modo in cui i sistemi planetari si formano e cosa in tale processo conduca alla diversità osservata nei pianeti noti, sia per quanto concerne il numero di pianeti orbitanti attorno a ogni stella che per quanto riguarda la massa di ciascuno di essi. continua ...

Polvere di diamante nella culla delle stelle

Rappresentazione artistica di diamanti su scala nanometrica attorno a una giovane stella della Via Lattea. Crediti: S. Dagnello, Nrao/Aui/Nsf

Sarebbero i diamanti – e non gli idrocarburi aromatici policiclici (Pahs), come ritenuto fino a oggi – i principali indiziati per l’emissione della cosiddetta anomalous microwave emission (Ame), una debole e anomala luce microonde prodotta in alcune regioni della nostra galassia. Sì, diamanti, avete letto bene. Ma in questo caso si tratta di cristalio con dimensioni nanometriche: nanodiamanti, appunto. Così piccoli che un punto tipografico, su una pagina stampata, ha un diametro pari a circa mezzo milione di queste infinitesimali particelle. continua ...

Sorpesa: le stelle massicce sono più del previsto

La Nebulosa Tarantola à una gigantesca zona di formazione stellare nella Grande Nube di Magellano, una vicina della Via Lattea. La Nebulosa è il luogo di nascita di un incredibile numero di stelle massicce, alcune delle quali potrebbero avere una massa fino a 300 masse solari. Crediti: Eso

Un gruppo di scienziati, con a capo l’astronomo Zhi-Yu Zhang dell’Università di Edimburgo, ha usato il telescopio Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) per studiare l’universo remoto, e in particolare stimare la proporzione di stelle massicce in quattro galassie di tipo “starburst” lontane e ricche di gas. Queste galassie vengono viste quando l’universo era molto più giovane di adesso, così che è improbabile che le galassie neonate abbiano già subìto molti episodi di formazione stellare, che potrebbero altrimenti confondere i risultati. continua ...

Hubble gioca a Legus con le stelle

Queste sei immagini rappresentano alcune delle regioni dove nascono le stelle. Le galassie fanno parte della Legacy ExtraGalactic UV Survey (Legus) dell’Hubble Space Telescope. Ci sono due galassie nane (Ugc 5340 e Ugca 281) e quattro grandi galassie a spirale (Ngc 3368, Ngc 3627, Ngc6744 e Ngc 4258). Le immagini sono una miscela di luce ultravioletta e luce visibile ottenuta con i datti della Wide Field Camera 3 di Hubble e dell’Advanced Camera for Surveys. Crediti: Nasa, Esa, and the Legus team continua ...

Il destino d’un gioviano? È scritto nelle stelle

Distribuzione della metallicità vs. periodo orbitale osservata nello studio. Crediti J. Maldonado / A&A

La scoperta degli esopianeti giovani caldi – ossia pianeti giganti gassosi con periodi di rotazione minori di 10 giorni – ha sconvolto la nostra idea sulla formazione planetaria. Simili pianeti, infatti, sono assenti nel Sistema solare e richiedono dei meccanismi di formazione che non erano stati ipotizzati fino a quel momento.

Le ipotesi principali per spiegare l’esistenza dei gioviani caldi sono due. La teoria più accreditata è che questi pianeti si formino a grandi distanze dalla stella centrale, al di là della così detta “linea della neve”, oltre la quale le temperature sono abbastanza basse da permettere l’esistenza di acqua allo stato solido. Una volta formati, questi pianeti cominciano a migrare verso l’interno, fino a spingersi a distanze molto piccole (frazioni di unità astronomica) della propria stella. continua ...

Stelle disubbidienti

La regione attiva di formazione stellare W43-MM1, osservata con Alma. L’alto numero di siti di formazione stellare, noti come nuclei e qui identificati da ellissi, sono la prova dell’intensa attività di formazione stellare in questa regione. Crediti: Eso/Alma / F. Motte / T. Nony / F. Louvet / Nature Astronomy

Nello spazio, nascoste dietro i veli di polvere delle nebulose, nubi di gas collassano formando le strutture dalle quali nascono le stelle: i nuclei delle stelle in formazione. Queste strutture si raggruppano, accumulano materia e frammenti, dando infine origine ad ammassi di giovani stelle di varie masse, la cui distribuzione (intesa come il numero di stelle per intervallo di massa) è stata descritta nel 1955 da Edwin Salpeter nella legge astrofisica che porta il suo nome. continua ...

Test del “dna” per 340mila stelle

Lo spettro ad alta risoluzione del Sole. Ciascuna banda scura è una linea d’assorbimento dello spettro solare, il suo Dna che ne rivela la composizione chimica. Crediti: N.A.Sharp, Noao/Nso/Kitt Peak Fts/Aura/Nsf

Quando è nato, il nostro Sole non era da solo. Assieme a lui, dalla nebulosa da cui si è formato, hanno preso forma migliaia di stelle. Sorelle che costituivano un unico gruppo o ammasso. Una famiglia molto unita, ma come avviene per noi umani –  che con il tempo ci si separa, si è meno attaccati, e alla fine ci si allontana – allo stesso modo le stelle di questo ammasso, trasportate dalle inesorabili correnti della Via Lattea, con il passare di milioni di anni, sono state sparpagliate in giro per la nostra galassia. continua ...

Esopianeti e stelle nel mirino del Tng

Il Telescopio Nazionale Galileo. Crediti: TNG/G.Tessicini

Il Telescopio nazionale Galileo (Tng) è entrato in una nuova fase della sua ventennale vita. Si è infatti appena concluso un processo di ideazione e selezione dei programmi scientifici che saranno il cuore dell’attività del telescopio nell’immediato futuro. E proprio in questi giorni di aprile stanno prendendo il via due progetti di grande valore scientifico che, nei prossimi anni, impegneranno una frazione importante del tempo complessivo di osservazioni disponibili al Tng. Si tratta di progetti ideati e proposti da due team guidati da altrettante ricercatrici dell’Istituto nazionale di astrofisica. Entrambi  i programmi di ricerca useranno Giarps, la nuova configurazione che unisce i due spettrografi ad alta risoluzione Harps-N (che analizza la luce visibile) e Giano-B (che invece utilizza la radiazione nel vicino infrarosso). continua ...