Verso Mercurio cercando crepe nella Relatività

Luciano Iess, principal investigator dell’esperimento More a bordo della missione Esa BepiColombo

È un veterano di BepiColombo, Luciano Iess, professore al Dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale della Sapienza e responsabile di More (Mercury Orbiter Radioscience Experiment), lo strumento per esperimenti di radioscienza a bordo della sonda dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Nato a Padova, laurea a Pavia e da allora a Roma, alla Sapienza, Iess ha cominciato a lavorare su BepiColombo sin dal 1997, quando la missione ancora non si chiamava così, come membro dello Science Advisory Group dell’Esa. «Sono ventun anni…», riflette al telefono con Media Inaf mentre è in procinto di partire per Kourou, quando ormai mancano una manciata di ore alla prima finestra di lancio. «Certo, avrei voluto vederlo partire prima, nel 2013, però insomma, via… È stata un’attesa molto lunga». continua ...

Indietro nel tempo verso nuovi buchi neri

L’immagine della simulazione di un Dcbh mostra la densità (a sinistra) e la temperatura (a destra) di una galassia che si sta formando. Le onde d’urto della supernova possono essere viste espandersi dal centro, distruggere e riscaldare la galassia. Crediti: Georgia Tech

È risaputo che i buchi neri si formano quando le stelle muoiono e parte della materia di cui erano costituite collassa in un oggetto estremamente denso dal quale nemmeno la luce può fuggire. Gli astronomi hanno però ipotizzato un altro processo che potrebbe portare alla formazione di buchi neri, che riguarda le prime fasi di formazione delle galassie. Secondo questa teoria, i buchi neri massicci potrebbero essersi formati alla nascita della galassia, ma finora nessuno è mai stato in grado di guardare sufficientemente lontano, e quindi abbastanza indietro nel tempo, da osservare le condizioni indiziali che avrebbero portato alla formazione di questi buchi neri particolari, chiamati Direct Collapse Black Holes (Dcbh): buchi neri dal collasso diretto. continua ...

Verso la comprensione della rotazione stellare

Le stelle simili al Sole presentano una rotazione differenziale, con l’equatore che ruota più velocemente delle latitudini più alte. Le frecce blu nella figura rappresentano la velocità di rotazione. Si ritiene che la rotazione differenziale sia un ingrediente essenziale per generare attività magnetica e macchie stellari. Crediti: MPI per Solar System Research / MarkGarlick.com.

Studiando la rotazione di un campione di stelle simili al Sole, i ricercatori hanno riscontrato che, proprio come avviene per la nostra stella, la maggior parte delle stelle girano più velocemente all’equatore rispetto ai poli. Questo fenomeno, per il quale le diverse parti di un corpo non ruotano alla stessa velocità angolare ma a velocità differenti, è chiamato rotazione differenziale. La rotazione differenziale non si manifesta solo sul Sole, bensì anche su pianeti gassosi a noi vicini, come Giove e Saturno. continua ...

BepiColombo corre inesorabile verso il lancio

I due orbiter Mmo e Mpo durante la fase di integrazione. Crediti: Esa

Uno è dell’agenzia spaziale giapponese Jaxa, si chiama Mmo (Mercury Magnetospheric Orbiter) e avrà il compito di studiare in dettaglio l’ambiente magnetico di Mercurio, l’interazione del pianeta con il vento solare e la chimica della sua impalpabile esosfera. L’altro è dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, si chiama Mpo (Mercury Planetary Orbiter) ed è quello della coppia che più si avvicinerà a Mercurio, per analizzarne la superficie e la composizione. Sono i due orbiter della missione BepiColombo: è al loro interno che si trovano tutti gli strumenti scientifici, e finalmente – superata con successo l’ultima revisione, la qualification acceptance review – i tecnici dell’Esa hanno potuto impilarli l’uno sull’altro nella configurazione di volo: quella che manterranno per l’intera durata del viaggio, dal momento del lancio fino a quello della separazione, in programma fra sette anni, per poi procedere ciascuno per conto proprio in orbita attorno al pianeta più interno del Sistema solare. continua ...

Queqiao, un ponte di gazze verso il lato nascosto

Crediti: China Aerospace Science and Technology Corporation

La Luna cura gelosamente i suoi segreti. Si mostra solo per metà a chi la ammira dalla Terra. L’altro emisfero è sempre rivolto verso l’esterno e l’abbiamo ammirato per la prima volta nel 1959 grazie alla fotocamera della sonda sovietica Luna 3.

Mentre fotografare la faccia nascosta della Luna è diventato un esercizio di routine per tutte le missioni in orbita lunare, lavorare sulla faccia nascosta implica grande difficoltà di comunicazione, perché non è mai possibile avere un contatto diretto con la Terra. Eppure c’è chi sarebbe disposto a tutto pur di poter mettere i suoi strumenti proprio lì, perché si tratta del luogo più “silenzioso” che conosciamo, l’unico a essere naturalmente protetto dal fracasso elettromagnetico che la nostra civiltà produce. La faccia nascosta della Luna è il sogno proibito dei radioastronomi alla ricerca dei debolissimi segnali prodotti dalle nubi di gas prima che si formassero le stelle, qualche centinaio di milioni di anni dopo il big bang. continua ...

Verso Ska: ingegneri nel deserto australiano

Una stazione/prototipo completa di 256 antenne a bassa frequenza presso il Murchison Radio-astronomy Observatory di Csiro, nell’Australia Occidentale. Le antenne fanno parte del progetto Ska. Crediti: Icrar / Università di Curtin

«Non è stato un compito semplice, oltre ad abituarci alle condizioni climatiche estreme e a milioni di mosche, abbiamo avuto problemi tecnici importanti. Ma con l’aiuto dei colleghi di Icrar abbiamo completato l’array principale». Con queste parole Jader Monari, ingegnere dell’Istituto nazionale di astrofisica (sede di Bologna), racconta la straordinaria e complessa esperienza nell’arido deserto in Australia Occidentale per portare a termine l’installazione della prima stazione prototipo di Ska-Low (Aperture Array Verification System 1 – AAVS1) composta da 256 antenne a bassa frequenza (simili ad alberi di Natale) operanti fra 50 e 350 MHz. Si tratta del braccio australiano del telescopio Square Kilometre Array (Ska), che conterà (oltre alle altre in Sudafrica) 130mila antenne del consorzio Low Frequency Aperture Array (Lfaa) disegnate per “raccogliere” i segnali a bassa frequenza provenienti dal cosmo. Il team di ingegneri e scienziati che si occupa di questa fase cruciale ha recentemente completato con successo l’installazione di una stazione composta da prototipi, situato nell’outback australiano. continua ...

Un milione di nomi in viaggio verso il Sole

Rappresentazione artistica del Parker Solar Probe. Crediti: Jhu/Apl

Il lancio è previsto per il 31 luglio di quest’anno e la sonda Parker Solar Probe della Nasa promette già di raccontarci in 7 anni il Sole come nessun’altra missione prima. L’obiettivo è quello di “toccare il Sole” (questo il motto degli ingegneri che la stanno costruendo): la sonda studierà lo strato esterno dell’atmosfera solare (la corona) da una distanza di quasi 6 milioni di chilometri dalla fotosfera della nostra stella. La Parker Solar Probe ha già a bordo un dettaglio speciale: una piccola memory card con i nomi di tutti i partecipanti al concorso Vip Pass “Manda il nome sul Sole”. continua ...

Insight, si parte: verso le profondità di Marte

Il lander InSight della Nasa. Crediti: NASA / JPL-Caltech / Lockheed Martin.

Studiare per la prima volta le profondità di Marte e trovare la soluzione ai misteri ancora irrisolti sull’origine dei pianeti interni e rocciosi del Sistema solare. Questi i principali obiettivi della nuova missione della Nasa, il lander Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport (InSight) che partirà alla volta del Pianeta rosso fra meno di 24 ore. Ricordiamo che l’avvio della missione era previsto a marzo 2016, ma problemi tecnici hanno portato a una battuta di arresto. I test degli ultimi mesi hanno però permesso di confermare finalmente la finestra di lancio, che verrà “aperta” alle 13:05 (ora italiana) di domani, sabato 5 maggio, anche se la Nasa avrà tempo due ore al giorno fino all’8 giungo per lanciare il lander in caso di maltempo (eventualità prevista). InSight partirà a bordo di un razzo Atlas V-401 della United Launch Alliance dalla Vandenberg Air Force Base in California e gli farà compagnia un altro esperimento della Nasa noto come Mars Cube One (MarCO), due mini-satelliti della famiglia CubeSat che studieranno lo spazio profondo. continua ...

Tess al galoppo verso l’orbita

Il lancio di Tess. Crediti: Nasa Television

Il nuovo satellite Nasa Tess (Transiting Exoplanet Survey Satellite), con cui si prevede di trovare migliaia di nuovi pianeti extrasolari orbitanti attorno a stelle relativamente vicine, è decollato alle 00:51 ora italiana di oggi 19 aprile 2018 su un razzo SpaceX Falcon 9 dalla base militare di Cape Canaveral in Florida, negli Stati Uniti. Un’ora dopo, la sonda ha correttamente dispiegato la coppia di pannelli solari di cui è dotata.

Nel corso delle prossime settimane, Tess accenderà sei volte i propulsori per arrivare a percorrere una serie di orbite progressivamente allungate verso la Luna. Il nostro satellite le fornirà una spinta gravitazionale aggiuntiva in modo che Tess possa trasferirsi nella sua orbita scientifica finale, grazie alle quale passerà attorno alla Terra ogni 13.7 giorni. Il lavoro vero e proprio inizierà dopo una sessantina di giorni, impiegati a verificare che tutto sia ben funzionante. continua ...